A cura di Guido Meak, Coordinatore del Master in “Innovation design”

 

Oltre a scrivere software progressivamente migliore, una seconda via all’Intelligenza Artificiale Generale consiste nel costruire una tecnologia in grado di scansionare un cervello in modo così preciso da digitalizzare tutto il suo contenuto: i ricordi, le emozioni e la coscienza stessa diventerebbero digitali. Tale auto-consapevolezza digitale andrebbe al di là delle attuali repliche basate sul DNA: potrebbe essere impiantata all’interno di nuovo hardware, trasmessa in dimensioni più piccole o inviata come un’onda radio attraverso il cosmo, cambiando la percezione dello spazio; potrebbe essere duplicata in più dispositivi hardware o contenitori quasi-biologici; potrebbe essere rallentata o sospesa, cambiando il “tempo soggettivo”.

L’hardware scelto potrebbe avere sensori diversi rispetto ai sensi dell’attuale corpo umano, dando a questa nuova forma di vita una gamma più ampia di esperienze. Che cosa è “vivo” in questo scenario? I cyborg, la connessione tra biologia e ingegneria, ci porteranno corpi migliori o “sé” potenziati? E cosa diventerebbe la morte? E la nostra società?

 

 

GUIDO MEAK

Guido ha conseguito il Master in Economics presso la London School of Economics ed è stato Visiting Scholar presso Stanford University. Ha per ora fondato tre società tecnologiche: in Italia, Irlanda e negli USA. La più grande di queste è diventata un’azienda con uffici in 4 Paesi e una squadra di 50 persone di 15 nazionalità.
 Guido ha vissuto in Silicon Valley per 4 anni e ha chiuso round di finanziamento con investitori basati in Italia, Svizzera e Stati Uniti. In qualità di pioniere riconosciuto nel suo settore, ha introdotto concetti sul mercato europeo che ora sono standard tecnologici, compresa l’idea di esternalizzazione e-commerce end-to-end. Guido ha gareggiato con la nazionale italiana di sci e ha rappresentato il suo paese per due stagioni in Coppa Europa.

 

RISULTATI

Siamo già post-humans?

A partire dalla fantascienza, attraverso cartoons, gaming e scritti scientifici, ci siamo confrontati sulla traiettoria di ‘Homo’ verso l’ibridazione con il mondo artificiale. 

L’evoluto e il progettato: i concetti applicati al nostro corpo, alla nostra mente, alle nostre relazioni, alla scelta del partner sessuale. 

Pensiamo che la tecnologia, a un certo punto della Storia, cambierà profondamente la natura umana fino a creare una frattura nel nostro processo evolutivo. L’umanità entrerà in una nuova fase della sua esistenza, durante la quale andremo al di là di ciò che oggi identifichiamo come naturale. Le abilità mentali e fisiche miglioreranno e la vita umana sarà espansa e semplificata. Come? Attraverso l’accensione di nuovi sensi e la creazione di nuovi ‘noi’ e nuovi mondi. 

Per prepararci a questo passaggio, abbiamo immaginato una nuova tipologia di abiti: mute dotate di sensori in grado di espandere, o differenziare, l’apparato sensoriale a disposizione dei nostri cervelli. La percezione di onde elettromagnetiche – oltre o infra il visibile – e la capacità di sentire fisicamente i mondi che oggi chiamiamo virtuali, cambieranno le nostre relazioni e i nostri concetti di spazio e di tempo. Nel lungo periodo, ci siamo però immaginati che l’ibridazione possa portare a un misto tra cyborgs e robots, il post-human, parte meccanico, parte biologico, parte virtuale. Di questo abbiamo scelto di portarvi una voce.