Team Leader: Lorenzo De Rita, Responsabile della Ricerca del The Soon Institute

 

Se si considera valida l’equazione con cui il poeta inglese Samuel Taylor Coleridge definisce cosa sia la poesia, e cioè “poesia = le migliori parole possibili messe nel miglior ordine possibile”, si può dire che i tempi in cui viviamo di poetico hanno poco o niente.  Basta accendere la TV o farsi un giro su Internet in quel girone infernale di parole a vanvera che sono i social networks per rendersi conto di come il discorso collettivo si sia impoverito e involgarito. Parliamo male, utilizzando un lessico degradato e un vocabolario sgangherato, zeppo di neologismi, abbreviazioni, inglesismi e altri obbrobri semantici; parliamo troppo, in modo sregolato, disarticolato e ripetitivo; e parliamo tutti, tanto per (s)parlare e quasi senza capire davvero quello che stiamo dicendo. Tra tutte le cose che andranno a costituire il Design Kit for the Future la parola è forse la cosa più importante e più urgente. Perché è attraverso la parola che si esprimono le idee, le speranze e i sogni di una società. Più sapremo adoperare un linguaggio ricco, fantasioso e profondo, più saremo capaci di raccontare a noi stessi il futuro come vorremmo che fosse.

L’obiettivo di questo workshop sarà dunque ridare significato e valore alla parola, imparare a scegliere le migliori possibili e a ordinarle nel modo migliore possibile.

 

LORENZO DE RITA

Lorenzo De Rita è nato a Roma e attualmente risiede ad Amsterdam, dove lavora come Responsabile della Ricerca al The Soon Institute, un collettivo di inventori che studia e sviluppa nuovi modelli per la società del prossimo futuro. Parallelamente al suo lavoro presso il The Soon Institute, Lorenzo è spesso invitato in conferenze e seminari in giro per il mondo per parlare di innovazione sociale e creatività sperimentale. Lorenzo è anche Visiting Professor al Politecnico di Torino dove insegna “Ingegneria delle Idee”, ha una microscopica casa editrice che pubblica libri “difficili” ed è membro del think-tank internazionale Aspen Institute Italia. Attualmente sta progettando una città utopica a cui ha dato il nome di Phosphorescent City.


RISULTATI

Parola dopo parola, la classe si è avventurata in questo workshop a forma di astronave mentale con destinazione “futuro delle parole”. All’interno di questa astronave c’era una confusione terribile:  parole sparpagliate dappertutto senza nessuna logica. Ce n’erano di quelle grosse e di assurde, di belle e di importanti di strane e un paio d’oro e addirittura c’erano alcune parole sante (e avreste dovuto vedere le frasi e i dialoghi come erano ridotti a brandelli).

Così ci siamo dati da fare e riordinato le parole per riordinarci i pensieri sul loro futuro.

Abbiamo scelto le nostre preferite, e invece tralasciato quelle che non si capiva cosa volessero dire; di tutte siamo andati alla radice del loro significato e di alcune ne abbiamo reinventato l’etimologia in chiave ironica; poi abbiamo preso una pagina di un libro e scritto poesie surreali cancellando le parole che non ci servivano; poi abbiamo ricevuto la visita di un musicteller che ci ha raccontato la storia di una frase famosa “i have a dream” e siamo arrivati alla conclusione che le parole non possono prescindere da chi le pronuncia. Le parole raccontano di noi. Con quelle esprimiamo le nostre idee, le nostre storie, le nostre paure, i nostri sogni, i nostri “urgent needs”…

E allora ci siamo raccontati a parole nostre, scrivendo il proprio curriculum vitae. un cv diverso da quello che conosciamo tutti. Un cv descrittivo non di chi siamo ma di chi vorremmo essere, non di quello che abbiamo fatto ma di quello che sogniamo di fare. non di quelli che cominciano da oggi e vanno indietro nel tempo. Ma uno che comincia da oggi e va avanti nel tempo. 

L’abbiamo chiamato il curriculum futurae vitae.