Transportation design – 1997
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Quando ero piccolo “Volevo guarire il mondo dalle malattie”, mi affascinavano il corpo umano, composto da infiniti mattoncini, le storie delle grandi scoperte scientifiche come la penicillina, il DNA… e mentre fantasticavo, giocavo con le automobiline, le facevo correre, scontrare, le smontavo e rimontavo – quest’ultima, quasi sempre….
Io volevo guarire il mondo dalle malattie e quando mi hanno regalato il “costruttore meccano”, ho iniziato a costruire ogni sorta di oggetto, aerei, macchine, astronavi, creavo, immaginavo nella mia testa e poi costruivo… e poi giocavo con le macchinine, le facevo correre, scontrare.
Ma io volevo guarire il mondo dalle malattie … e allora al liceo ho studiato con interesse la biologia, la filosofia e tutte le illustri persone che con le loro scoperte hanno migliorato il nostro mondo e, dopo il liceo, ho frequentato la facoltà di Scienze Biologiche perché io volevo guarire il mondo dalle malattie e per distrarmi acquistavo riviste di automobili – ero troppo grande per continuare a giocare con quelle piccole. Le conoscevo tutte e ad un certo punto ho iniziato a volerle modificare, migliorare. Poi ho scoperto “Auto & Design” e… Ma io, non dovevo guarire il mondo??? E allora tutte quelle automobiline cha avevo fatto correre in lungo e in largo, le costruzioni, le mie visioni, le scoperte, le forme da cambiare perché troppo spigolose. Tutto da rifare.
1986: chiamo Fulvio Cinti e mi reco nella sua redazione…. mi dicono che esiste una sola scuola per imparare a disegnare automobili e si chiama “Istituto d’Arte Applicata e Design”, mica quelle sigle snob delle scuole di oggi. Allora un giorno chiamo l’Istituto d’Arte Applicata e Design e mi fissano un appuntamento con l’architetto Rudyard Hamnett. Ma io non ho mai disegnato! Al liceo pagavo 500 Lire a disegno al mio compagno Davide R.– vi ricordate no?!? capitelli, colonne e via dicendo… non importa, io ci vado lo stesso. Mi chiede di portargli a vedere i miei disegni. Certamente! Allora provo a fare una 3 volumi, sapete tipo il rettangolo lungo sotto, quello più piccolo sopra e due cerchi per le ruote.
Luglio 1986; è arrivato il gran giorno… lo incontro: entro nell’aula di via Lagrange tappezzata da meravigliosi figurini PGM – pennarello, gessetto e matita. L’architetto Hamnett mi fa delle domande ed io rispondo balbettando perché avevo chiaramente capito di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Rimaniamo a parlare circa 2 ore e alla fine mi dice: “Credo che lei abbia delle buone possibilità per fare bene questo lavoro”. Comincio a pensare che Lui sia matto. No, NO!!! Andrea STAI SBAGLIANDO… saluta educatamente ed esci. Alla fine, invece, mi faccio convincere e parto.

Sono stati anni difficili dove ho imparato a non arrendermi; ho imparato che ciò che conta realmente sono le idee che stanno dentro la nostra testa, ho imparato a mettermi in discussione, a non fermarmi alle soluzioni facili, quelle le sanno fare tutti; ho imparato a curiosare, a chiedere; ho imparato che è nostro preciso dovere informarsi, leggere, essere aperto a tutto ciò che ci circonda, sperimentare… Dopo mille peripezie, ho terminato il corso. A distanza di 30 anni, posso dire che “aveva ragione Lui!” Non mi resta che dirvi: “Grazie!”