A cura di Laura Rolle, Co-founder di Blueeggs e Docente IAAD

 

La società contemporanea ha ormai imparato a socializzare le emozioni, condividendole, amplificandole, creando nuove modalità di relazione per le nostre identità digitali. L’intelligenza artificiale, d’altro canto, cerca di avvicinarsi sempre più a un “sentire umano” offrendoci sistemi in grado di interpretare le nostre emozioni, prevedere i desideri e addirittura proporci relazioni giuste con persone e prodotti in base a parametri genetici o emotivi. E se le tecnologie intelligenti fossero davvero in grado di usare le emozioni, come cambierebbe l’idea stessa di amore e di relazione affettiva? Davvero potremmo innamorarci dell’assistente vocale come nel film “HER” o avere rapporti sessuali con i protagonisti del nostro serial preferito all’interno di un mondo virtuale? Cosa dobbiamo aspettarci, dunque, nel futuro? Quali potrebbero essere i cambiamenti nella società quando dialogheremo emotivamente con oggetti e ambienti virtuali, tenuto conto che esperienze immersive XR (eXtended Reality, che includono AR, VR e realtà mista) sono ormai pronte ad avere uno sviluppo sociale, a divenire cioè esperienze collettive condivise? E quali potrebbero essere le implicazioni anche in ambito lavorativo e professionale? Le emozioni (e quindi le relazioni) diventeranno un servizio personalizzabile o un prodotto “progettabile” nella futura società post umana o transumana?

 

LAURA ROLLE

Specializzata in sociosemiotica applicata al branding, ai consumi e alla comunicazione, da venticinque anni è formatrice e consulente di enti, aziende e multinazionali; affiancando anche agenzie di pubblicità, studi di design e architettura. Nel 2000 comincia a occuparsi di trend e nel 2010 fonda BLUEEGGS, un osservatorio congiunturale sulle tendenze e i modelli di consumo emergenti, che interpreta i segnali del futuro per supportare top manager, investitori e decision maker. Da sempre coniuga l’attività di consulenza aziendale e formazione manageriale con la docenza accademica (IULM, Università di Torino, SAA-Università di Torino, Università di Aosta, IAAD) con l’obiettivo di tradurre la ricerca teorica e l’analisi in concrete strategie d’innovazione per le imprese; per questo ha creato anche una specifica metodologia d’intervento: Semiotic Strategic Design. Alcune delle sue case history sono state riportate nel libro “Semiotica in Pratica. Strumenti per governare le strategie di brand” (Franco Angeli, 2014).

 

RISULTATI

Se siamo sicuri di qualcosa è che il nostro mondo si muoverà verso una direzione più digitale, ma dentro di noi e tra di noi cosa succederà?

“Anno 2069. Non so più cosa voglia dire essere circondata da persone, le relazioni più intense che ho le ho con la tecnologia.

Questo mi soddisfa? Mi sento vuota e l’unica cosa che vorrei è rimanere umana.

Come? Attraverso le emozioni”.

Questo è quello che succederà.

Ci stiamo dirigendo verso una realtà in cui temiamo che la caratteristica principale sarà l’apatia. Questa consapevolezza ci ha resi inquieti e l’unica cosa che abbiamo voluto fare è stata quella di pensare a qualcosa che ci permettesse di non perdere completamente le nostre emozioni o, nel caso questo succedesse, a come recuperarle.

Abbiamo quindi immaginato diversi stadi che portano all’apatia e abbiamo individuato tre soluzioni per ognuno di essi:

  • quando ci troveremo in una situazione in cui non saremo sopraffatti dall’apatia, ma ancora proveremo delle emozioni, potremo potenziarle;
  • quando non sapremo più come definire un’emozione, potremo impararlo;
  • quando penseremo di essere completamente vuoti, riusciremo a tornare ad essere bambini e riscoprire ciò che pensavamo fosse stato perduto.